Cliente al centro, filiera allargata e coinvolta e una storia che si fa mito grazie anche al museo aziendale. Viaggio nella Villani Salumi, la realtà salumiera più antica in Emilia e tra le più longeve d’Italia, oggi protagonista del comparto food mondiale.
Per FARE Insieme Giampaolo Colletti intervista Giuseppe Villani, AD, e Carlo Filippo Villani, Direttore Operativo, di Villani Salumi
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero
Centotrentacinqueanni e non sentirli affatto. O meglio, dimostrarli sì in quello che si fa e income lo si fa, ma con la forza di un giovane startupper. Sarà forse questo ilsegreto del successo di Villani Salumi, una meravigliosa storia italiana, anziemiliana. «Siamodavvero partiti come una startup e oggi siamo trecento persone impegnate alavorare in sette unità produttive, focalizzate ciascuna su un prodotto. Lepersone sono appassionate, competenti e poi si ritrovano al lavoro come sefossero in una famiglia allargata»,racconta Giuseppe Villani, Amministratore Delegato dell’azienda che registra un fatturato consolidato– a livello di gruppo - di 135 milioni di euro col +10% di crescita costanteanno su anno. Una storia di successo nella produzione di salumi di altaqualità, con la passione degli artigiani e le garanzie di un’impresa moderna.Cinque generazioni di famiglia e un arco temporale che abbraccia di fatto tresecoli di storia della salumeria italiana. «Gran parte di questa crescita è dovuta all’innovazionee alle vendite all’estero: esportiamo il 40%, in Francia e Germania in testa. È un dato da record, ma è anche segnodel percorso da “startupper” che abbiamo intrapreso. Mio nonnoGiuseppe è colui che ha innovato di più l’azienda e poi ha cominciato aspingere sull’acceleratore», ricorda Villani.
Il nonno “startupper” in America
Edecco allora la storia di Giuseppe Villani, che vista con le lenti di oggi ha tuttigli elementi dell’innovazione. D’altronde è stato colui che non si è arresoalle difficoltà, ha viaggiato, ha sperimentato e ha innovato. Ecco allora chegrazie ai suoi percorsi nel mondo l’azienda ha iniziato presto a mostrare lavocazione all’export e già negli anni ’30 le casse riportavano la scritta “NewYork”. «Daun viaggio negli Stati Uniti ritornò persino con una valigia piena di attrezzie fu il primo a modificare il processo produttivo introducendo i carrelli distagionatura, una tecnica poi adottata da tutti gli altri salumifici. Nonno Giuseppedecise di andare in America perché era un visionario: qui vide le “guidovieaeree” e fu il primo ad applicare questa metodologia nella produzione italiana.Ma c’è di più: condivise questa innovazione con alcuni suoi colleghi di altreaziende».Altro che competitor, l’innovazione ha il sapore delle alleanze. Il legame conla comunità c’è sin dalla nascita. Correva l’anno 1886 e a Castelnuovo Rangone,quindicimila abitanti nell’alta pianura modenese, Ernesta e Costante Villani acquistavanouna costruzione nel centro del paese per avviare la stagionatura di salami,coppe, pancette, mortadelle e prosciutti cotti. Uno spirito imprenditoriale cheviveva in simbiosi col paese. «Chissàcosa girava davvero nella testa visionaria dei miei nonni. Certamente c’era la vogliadi fare e la passione per il prodotto, l’ossessione del miglioramento continuonelle produzioni, la voglia di ammodernare gli impianti, aumentando l’offerta emantenendo la qualità. Una visione che guardava alla produzione di massa, macon un occhio all’ambiente. Oggi il paese è diventato il centro di smistamentoe prima lavorazione dei tagli di carni che vengono da tutta Europa. Tantioperai partiti anche dalla nostra azienda sono diventati imprenditori e ancheda noi sono uscite tante altre realtà»,afferma Villani.
Cliente al centro e filiera alleata
Trai valori che questa azienda mette per primi sul piatto c’è l’umiltà diascoltare i desideri degli altri e il piacere di agire per soddisfarli. Un modoper mettersi in ascolto autentico del cliente. «Il consumatore ricerca l’eccellenza, laparticolarità, persino la nicchia e contemporaneamente la facilità di uso»,spiega Carlo Filippo Villani,Direttore Operativo. «Un’immediatezzache non è avulsa dalla qualità del prodotto. Ecco perché siamo ossessionatidalla qualità per il prodotto: per ottenere un miglioramento continuativo sullaqualità organolettica e sulla salubrità del prodotto con una diminuzionecostante degli ingredienti complementari spendiamo per la ricerca il 2% delfatturato, ed è moltissimo per il nostro settore». «Poi c’è il prodotto daasporto, come la vaschetta di affettati venduta direttamente al cliente», aggiungeGiuseppe Villani. «D’altronde facciamo la stragrande maggioranza dei prodottisalumieri, con una rete vastissima di agenti cheforniscono i dettaglianti. Sono i nostri ambasciatori presso il consumatore».
L’aziendacresce se cresce la filiera, che però deve garantire qualità a tutto tondo: neè convinto Villani, che è anche Presidente del Consorzio del Prosciutto SanDaniele. «Irapporti di filiera una volta erano di concorrenza, una sorta di odio e amore. Oggicapiamo che abbiamo bisogno di dare al consumatore la garanzia che staconsumando un prodotto che rispetti la sostenibilità, abbiamo bisogno di faresquadra, anche se talvolta è difficile: d’altronde l’agricoltura è un mondolento per definizione, altri settori sono tumultuosi. La nostra azienda incarnala necessità di un rapido sviluppo e coinvolgere la filiera per un’evoluzione eaprirsi a loro in modo trasparente è essenziale»,afferma Villani.
Guardare al futuro, capitalizzando il grande passato. CosìVillani Salumi ha aperto un museo impegnato a mettere in mostra le tradizioniper renderle accessibili. Si tratta del MuSa, ossia del Museo della Salumeria, ilprimo museo del salume in Italia inaugurato nel 2013 con Massimo Bottura escelto dai Musei Ferrari come tappa del tour alla scoperta delle eccellenzemodenesi: nelle sue sale il visitatore è guidato in un percorso multisensorialee multimediale alla scoperta della storia, della tecnica e della passione di donnee uomini che hanno dato vita ad un patrimonio gastronomico apprezzato in tuttoil mondo. Un modo per raccontare la tradizione di un distretto produttivo unicoal mondo. Ogni anno questo spazio è visitato da quasi quattromila persone e ilprossimo passo sarà aprire un percorso nell’azienda per mostrare i prodotti e iprocessi. «Lapartecipazione del consumatore oggi è essenziale nel processo di scelta eacquisto. Cerchiamo di generarla tramite il dialogo costante sul web, comeazienda e come consorzi. Il prodotto di origine va tutelato e quindi ancheraccontato», conclude Villani. Aprirsi aiclienti e alla comunità. Perché fare impresa è sempre più un atto plurale econdiviso.
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